San Nicola di Bari (6 Dicembre)



San Nicola di Bari (6 dicembre)
Oggi la Chiesa festeggia uno dei santi più amati di sempre, conosciuto come Nicola di Myra o Taumaturgo o Vescovo o “di Bari”, santo “dell’unità dei cristiani”. La sua etimologia rimanda in ogni caso al greco Nikò-laos, cioè “popolo vittorioso”. Le notizie che abbiamo di lui sono numerosissime, ma non tutte storicamente fondate. Nato intorno al 260 d.C. a Patara, nell’attuale Turchia, quel che sappiamo della sua infanzia e dei suoi genitori (Epifanio o Teofane il padre, Nonna o Giovanna la madre, entrambi benestanti) è in realtà frutto di un errore: intorno al 900 d.C. alcuni scrittori attribuirono infatti a Nicola alcuni episodi di un altro Nicola (480-556), vissuto due secoli dopo. Un monaco greco dell’VIII secolo poi, Michele Archimandrita, gli attribuì una fanciullezza da cristiano perfetto, sostenendo ad esempio che rifiutasse il latte materno nei giorni di mercoledì e venerdì, già deciso nella volontà di digiunare!

Cosa conosciamo allora di certo?
Ad esempio la sua elezione a vescovo: in quel periodo i cristiani si riunivano nelle così dette domus ecclesiae, le “chiese domestiche”, di fatto case della comunità, ognuna delle quali partecipava anche all’elezione del vescovo, secondo il celebre detto “vox populi,vox Dei”. Alla morte dell’episcopo di Myra, città non lontana da Patara, i vescovi delle chiese vicine, il clero e il popolo circostante si riunirono per eleggerne il successore. Il Signore rivelò ad un uomo che, il giovane che per primo sarebbe entrato il mattino seguente in chiesa, quello sarebbe stato il nuovo vescovo. Così Nicola, entrato per primo, fu eletto “a furor di popolo”.

Come mai l’iconografia ce lo mostra sempre, oltre che con le insegne episcopali, con tre sfere dorate ai suoi piedi o sul Vangelo?
La ragione è legata ad un episodio, sintetizzato meravigliosamente dal Masaccio, in una tela presente oggi a Berlino: a Patara, accanto all’abitazione di Nicola, viveva un nobile decaduto, ridotto alla povertà più estrema, insieme alle sue tre figlie. Non sapendo più cosa fare, il padre decise di umiliarsi totalmente facendole prostituire. Saputo il drastico intento, Nicola si recò nottetempo, in tre momenti diversi, davanti alla finestra dell’abitazione, gettandovi ogni volta delle monete d’oro racchiuse in un panno (tesoretto che avrebbe rappresentato la dote delle tre giovani). La terza ed ultima notte però, il santo fu inseguito e scoperto dal padre, che lo ringraziò e promise di non svelare l’identità del benefattore. Le tre ragazze poterono in tal modo sposarsi una dopo l’altra.

Degli altri numerosi episodi prodigiosi a lui attribuiti, cosa sappiamo invece?
Il numero “3” ha caratterizzato la vita di Nicola: oltre alle sfere dorate, tre furono i condannati (ingiustamente) a morte da lui liberati, episodio storico da cui nacquero altre versioni meno attendibili, come quello dei “3” bambini risuscitati, o la leggenda dei “3” scolari anch’essi tornati in vita. “3”, infine, furono gli ufficiali liberati grazie alla sua intercessione. Tutti questi episodi hanno arricchito e non poco l’iconografia sul suo conto, oltre a farlo diventare patrono anche dei bambini e degli scolari.

Si dice però che fosse anche una persona impulsiva..
Probabilmente sì, come testimonia la sua lotta alle eresie: durante il concilio di Nicea (325), al prete Ario che negava la divinità di Gesù, Nicola sferrò un sonoro ceffone, gesto che gli costò la reclusione in carcere, in cui gli apparvero Gesù, Maria e un angelo, per confortarlo e liberarlo. A questo aggiungiamo che a Myra fece distruggere senza esitazione il tempio dedicato alla dea Artemide Efesina, conosciuta anche col nome latino di Diana.

Tornando ai bambini, che legame c’è tra Nicola e Babbo Natale?
Il legame tra il nostro santo e il simpatico anziano obeso, che oggi nel periodo natalizio vediamo appeso a buona parte dei balconi italiani, vestito tra l’altro con i colori attribuitigli probabilmente dalla Coca Cola, è ancora una volta legato all’episodio della dote delle tre fanciulle: già al 1100 risale l’usanza di lasciare degli oggetti o del cibo davanti alla soglia delle case più povere. La leggenda dei tre bambini resuscitati poi fece il resto, cambiando la destinazione dai poveri ai bambini appunto. Il celebre Santa Claus dei Paesi Anglosassoni infatti è una corruzione del latino Sanctus Nicolaus. Dal vescovo di Myra all’anziano che a fatica scende attraverso camini, passando per la sua versione femminile (la Befana, altra corruzione del nome Epifania), il passo è dunque stato breve..

Eppure il culto diffuso ovunque nel mondo non offusca la sua figura..
Tutt’altro, le 400 chiese dedicategli in Germania e Inghilterra, le 300 in Grecia, le oltre 100 in Belgio e Stati Uniti, per non parlare delle oltre 1.000 italiane e francesi, ma soprattutto delle 1.500 russe, testimoniano ampiamente la diffusione del suo culto, esplosa soprattutto dopo la così detta “avventura”, ovvero il trafugamento a Myra delle sue reliquie da parte di quei 62 baresi (tra cui preti e mercanti) che, il 9 maggio del 1087 le portarono sulle coste di Bari. Questa data, oltre al 6 dicembre – giorno più probabile della sua morte, avvenuta verosimilmente per malattia – sottolinea infatti il culto di Nicola. Al trafugamento della sua salma è inoltre legata la devozione alla così detta “manna”, l’olio che fuoriusciva dalla tomba turca, chiamato dai greci myron, sorta di composto farinoso che, somigliante al cibo che sostentava gli ebrei nel deserto (chiamato “manna” dall’ebraico man hu?, “cos’è questo?”, poiché non si conosceva la sua origine), appare oggi come liquido trasparente, col quale, dal 1980, ogni anno vengono benedetti i fedeli al termine della celebrazione eucaristica. Questa tradizione ha inoltre inaugurato la diffusione di bottigliette istoriate (dipinte cioè con episodi della vita di Nicola), contenenti acqua benedetta unita ad una piccola quantità di “manna”.

Ci sono altre sue reliquie, oltre che a Bari?
Nell'estate del 1177 il suo omero sinistro fu trafugato dal vescovo tedesco Gulto, di passaggio nella città pugliese. Il veliero di ritorno fece tappa a Rimini, non riuscendo più a ripartire. Considerandolo un segno divino, il vescovo confessò il furto e depositò la reliquia nella chiesa di San Lorenzo, frequentata prevalentemente da marinai, che da quel momento prese il nome di San Nicolò. Non a caso da anni, in occasione della Settimana per l’Unità dei cristiani, in questa chiesa ci si riunisce per far sì che i figli di Dio tornino ad essere “una cosa sola”..

«Insegnaci, Nicola, a donarci totalmente a chi incontriamo ogni giorno, e ad essere per tutti, segno di unità».

Recita
Franco Mastolonardo, Miriam

Musica di sottofondo
Arrangiamento musicale di Gabriele Fabbri

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