Servono molte parole perché Dio ci ascolti?

Non tante parole, ma le parole giuste

“Pregando, non sprecate parole come i pagani: essi credono di venire ascoltati a forza di parole. Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno prima ancora che gliele chiediate” (Mt 6. 8)

Come i pagani, ovvero come quelli che non hanno una comprensione giusta di Dio. E perché non dobbiamo muoverci come loro? Gesù ce lo dice subito: “poiché il Padre vostro sa le cose di cui avete bisogno, prima che gliele chiediate”. Il vero Dio è onnisciente, sa tutto, e come un buon Padre s’impegna a prendersi cura di noi.

Gesù fornisce l’antidoto per l’errore della quantità. E qual è? Sostituire le nostre tante parole con le parole giuste. Ma questo presuppone una corretta visione di chi si prega.

Il nostro Dio è un Padre che si preoccupa di noi e si accorge dei nostri bisogni prima ancora di domandarglieli. Il pensare di dover conquistare l’attenzione del Padre per via di tante parole rivela una lacuna teologica nella nostra comprensione del nostro Dio.

Subito dopo questo brano Gesù suggerirà le parole giuste nel Padre nostro identificando subito l’oggetto della nostra preghiera che è il “Padre nostro”, o meglio come dirà Gesù stesso nel vangelo di Giovanni. “Padre mio e Padre vostro”.

 

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