L'autunno: Maria e gli angeli ci preparano il cammino

Come la natura in autunno si riveste a festa con il suo abito dai variegati colori, e dà gioia ai cuori offrendo gli alberi carichi di frutti maturi e le vigne pronte per la vendemmia, così anche la Chiesa nei mesi di settembre e ottobre ci offre un calendario liturgico ricco di bellissime feste, particolarmente care al popolo cristiano. 

Proprio all’inizio di settembre, ecco la festa della Natività di Maria. Un’antifona della liturgia così si esprime con una bellissima melodia gregoriana: «La tua nascita, o Vergine Madre di Dio, ha annunziato la gioia al mondo intero, perché da te è nato il Sole di giustizia: Cristo nostro Dio. Egli è colui che ha tolto la condanna e ha portato la grazia. Ha vinto la morte e ci ha donato la vita».

Ci è vicina quale Madre che possiamo sempre invocare, come ci invita a fare la bella memoria liturgica del Nome di Maria il 12 settembre; Madre di tenerezza che ben conosce l’umano patire.

Troviamo, infatti, nel mese di settembre, altre due feste che ci aiutano a sempre riscoprire e “ricordare” il significato e il valore dell’umana sofferenza, da cui scaturiscono la salvezza e la gioia: la festa dell’Esaltazione della Croce (14 settembre) e la memoria della B. Vergine Maria Addolorata (15 settembre).
Là sul Calvario, dove scendono le tenebre, il volto addolorato e dolcissimo della Madre è l’unica luce di conforto che risplende presso il cuore squarciato del Figlio. In lei si manifesta la “divina” pietà, in lei si fa presente il cuore tenerissimo del Padre per il Figlio prediletto immolato a salvezza di tutti i figli feriti a morte dal peccato. 
Al “sì” dell’amore più grande, testimoniato da Gesù nell’ora della sua morte, corrisponde il “sì” di Maria che comporta il più grande dolore, ma che diviene fonte di grande consolazione.
Dall’alto della Croce, Gesù fa la sua ultima consegna: «Donna, ecco il tuo figlio… Figlio, ecco la tua madre» (Gv 19,26-27). In questo ultimo dono di Gesù viene dichiarata la missione di Maria per l’umanità fino alla fine dei secoli. 

Queste feste ci stimolano a non essere smemorati della nostra vocazione di cristiani, a non vivere ad un livello puramente istintivo, naturale, in balia della corrente e della mentalità mondana, ma a “considerare” attentamente le situazioni che costituiscono l’esistenza quotidiana per viverle con fede e dare il nostro contributo all’opera della salvezza universale. 


Ad illuminarci, guidarci e custodirci nelle vie della vita, il Signore ci manda anche i suoi angeli, i suoi fidati messaggeri, che la Chiesa celebra il 29 settembre nella festa dei Santi Arcangeli Gabriele, Michele e Raffaele e il 2 ottobre nella memoria dei Santi Angeli custodi. 
Per alcuni sentir parlare di angeli è come scivolare nel mondo delle fiabe, ma per altri, per noi, è come dare espressione ad una esperienza semplice e quotidiana della loro vita. Ciò dipende dal modo di guardare le cose, di leggere gli avvenimenti. Tutto cambia se c’è la fede.
C’è infatti una creazione materiale che vediamo con gli occhi corporei, ma c’è anche una creazione invisibile – eppure realissima – che possiamo percepire presente solo con i sensi spirituali, mediante la fede, la preghiera, l’illuminazione interiore che ci viene dallo Spirito Santo.
Chi sono, dunque, gli angeli? Essi sono innanzitutto per noi un segno luminoso della divina Provvidenza, della paterna bontà di Dio, che nulla di necessario lascia mancare ai suoi figli, anzi, dà in sovrabbondanza: intermediari tra la terra e il cielo, gli angeli sono creature spirituali e invisibili messe a nostra disposizione per guidarci nel nostro cammino di ritorno alla casa del Padre. Essi vengono dal cielo – cioè da Dio – per ricondurci al cielo e per farci pregustare fin d’ora qualcosa delle realtà celesti.

«Mi contava un santo sacerdote (qualcuno c’è ancora) che proprio il giorno degli angeli custodi, celebrando nella sua chiesetta di San Giovanni al Fonte, con assistenza di fedeli, gli accadde di sentire per tutto il tempo della Messa un vasto frullar d’ale, né sapeva donde venisse. Pensò trattarsi, come fosse cosa naturale, d’una adunata d’angeli (il suo e quello dei presenti) che recitavano la Messa insieme a lui. Non ho mai udito un racconto più stupendo di questo, né che m’abbia data maggior commozione. 

(da un articolo di Anna maria Cànopi) 

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